Premio della Repubblica

Fra i documenti conservati nel carteggio amministrativo del Comune di Ravenna ce ne sono che fanno riferimento al Premio della Repubblica.

I documenti furono inviati dalla Camera confederale del lavoro della Provincia di Ravenna all'attenzione del sindaco Gino Gatta con le disposizioni per la concessione del Premio agli operai giornalieri dipendenti del Comune. Il Sindaco vista il disocumento e lo inoltra agli uffici di ragioneria del Comune.

Il Premio della Repubblica fu istituito con Decreto legislativo n. 334 del 9 ottobre 1946 come contributo economico una tantum di una somma che andava da 1.500 a 3.000 lire erogato dal governo De Gasperi in quello stesso anno. Il premio era destinato ai dipendenti pubblici e privati e alcune categorie di reduci e vedove e mirava a sostenere le classi lavoratrici contro l'alto costo della vita nel dopoguerra. La norma stabiliva che non fosse computabile come parte del salario.

Il premio rappresentò uno dei primi atti di politica sociale del nuovo governo repubblicano dopo il referendum del 2 giugno 1946. Fu annunciato il 15 luglio del 1946 dal Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi, che dichiarò che il primo governo della Repubblica voleva dare alla classe operaia una prova della propria sollecitudine.

Sul portale storico della Presidenza della Repubblica è pubblicato un podcast nel quale si raccontano alcune vicende legate a quel premio e alla discussione che avvenne nell'aula parlamentare il 25 luglio 1946 quando un gruppo di deputate presentarono un punto all'ordine del giorno che riguardava l'erogazione del premio dal quale erano state escluse le vedove di guerra e le mogli dei prigionieri di guerra.

La madre costituente Nadia Gallico Spano era riuscita a far sottoscrivere l'ordine del giorno non solo ad altre deputate del Partito Comunista Rita Montagnana, Teresa Mattei, Teresa Noce e Maria Maddalena Rossi, ma anche alle deputate democristiane Filomena Delli Castelli e Angela Gotelli e alle socialiste Lina Merlin e Bianca Bianchi.

Fu la prima iniziativa trasversale delle deputate delle varie forze politiche presenti all'Assemblea costituente. La Gallico Spano era stata una delle fondatrici dell'Unione donne italiane, direttrice fino al 1945 del giornale «Noi donne» e fra le principali organizzatrici dei Treni delle felicità che conducevano dei bambini bisognosi presso famiglie emiliane che li accolsero e si presero cura di loro in quei tempi difficili.

La Commissione toponomastica del Comune di Ravenna ha dedicato a Nadia Gallico Spano e alle altre Madri Costituenti strade del territorio per ricordare concretamente quelle donne che contribuirono a scrivere la Costituzione e a costruire la nostra Repubblica.